Non sei tu a scegliere.
Non l'hai mai fatto. Non lo farai mai.
Eppure continui a credere di essere libero.
Oggi vi racconto un pensiero che mi è venuto mentre tagliavo una mela, invece di studiare Analisi 1.
Io frutta non ne mangio.
Ma quel pomeriggio, pur di non aprire il libro, avrei fatto qualsiasi cosa, pure mangiare la frutta. E così, coltello in mano, inizio a tagliare la mela.
E mentre la lama affonda nella polpa, mi parte un pensiero stupido.
O almeno, pensavo fosse stupido.
“Chissà cosa succede davvero, nel microscopico, quando il coltello entra nella mela.”
Per un attimo ho immaginato atomi, molecole, legami che si spezzano.
E ho capito una cosa banale, ma enorme:
La lama non “sceglie” come tagliare. Non taglia "a caso".
Taglia in un solo modo possibile, dato com'è fatta e da come si muove.
Sembra banale, ma seguitemi.
Mi sono lasciato trascinare dal pensiero.
Adesso tocca a te: scegli se farti trascinare anche tu.
O almeno… illuditi di poterlo fare.
Quando racconto quello che sto per raccontare, faccio sempre questa domanda:
"Vuoi che rovini la tua concezione di vita?" Esageri, starai pensando.
Se la risposta è sì, continua.
Immagina una pallina che cade.
Pavimento liscio, aria calma, temperatura ambiente, pallina perfetta, gravità costante.
L'hai visualizzata subito nella tua mente e, quasi automaticamente, hai immaginato anche il rimbalzo.
Non l'hai vista esplodere nel nulla, né galleggiare verso l'alto, né attraversare il pavimento come un fantasma.
L'hai vista cadere e rimbalzare seguendo le leggi fisiche.
Perché? Perché lo sai.
Intuitivamente, sai che la pallina non fa ciò che vuole. Non è che rimbalza "a caso". Rimbalza come deve.
Ora, formalmente: un corpo, sottoposto a certe condizioni iniziali e a certe forze, ha un solo modo coerente di evolversi.
Potremmo complicare la scena: pavimento irregolare, attrito variabile, aria, calore, deformazioni della pallina.
La matematica diventerebbe mostruosa, le equazioni del moto esploderebbero in complessità.
La previsione, nella pratica, diventerebbe impossibile.
Ma la complessità del calcolo non cambia la necessità dell'esito.
Che tu sappia calcolarlo o no, la pallina rimbalzerà in un solo modo.
Non in due modi diversi, con una certa probabilità.
In uno solo.
È più complicato, sì. Più caotico, sì. Più imprevedibile nei dettagli, certo.
Ma "imprevedibile" non significa "libero".
Significa solo che non possediamo abbastanza informazione né abbastanza potenza di calcolo per risolvere l’equazione del mondo in tempo reale.
Eppure, anche in quella scena caotica, ogni interazione segue leggi precise.
Ogni millisecondo ha una sola conseguenza possibile, definita dallo stato precedente e dalle leggi fisiche.
C'è un'enorme differenza tra "non so cosa succederà" e "potrebbero succedere più cose".
La prima è ignoranza (e va bene).
La seconda è illusione (e non va bene).
E adesso facciamo un passo in più.
Prendiamo qualcosa di ancora più complesso: una molecola. Un atomo. Una particella.
Qualcosa appartenente al "mondo microscopico".
Domanda:se un atomo "urta" un altro atomo… accade una sola cosa o ne accadono mille?
Nella nostra intuizione, la risposta è ovvia: una.
Ma da qualche parte, qualcuno ti ha insegnato che “nel micro regna la probabilità”, “la meccanica quantistica è casuale”, “non si può sapere dove sarà una particella”.
Ed è qui che nasce l'inganno culturale.
Non è la realtà a essere probabilistica. È il nostro modello a essere probabilistico.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg non dice che la particella "si muove con probabilità", dice che noi non possiamo conoscere contemporaneamente posizione e quantità di moto con precisione arbitraria.
È un limite epistemico, non necessariamente ontologico.
È un limite del nostro modello, non della realtà.
Noi trattiamo l'atomo come se avesse una nuvola di possibilità.
Ma nella realtà… fa una cosa precisa.
Interagisce in un solo modo. Segue una sola traiettoria possibile nell'evoluzione dell'universo.
Non perché lo sappiamo calcolare, ma perché non può violare le leggi fisiche.
Non confondere la difficoltà di predire con la libertà del sistema.
Non confondere la probabilità del modello con l'indeterminazione della realtà.
Non confondere la nostra ignoranza con la libertà del mondo.
E se al posto di un singolo atomo prendiamo un sistema di 2 atomi?
Cambia qualcosa? No.
10 atomi? Sempre no.
100? 1000? Ancora no.
Un milione? Un miliardo? 100 miliardi di atomi che interagiscono tra loro?
Cambia qualcosa? No!!
Perché la quantità non modifica la legge, ne aumenta solo la complessità
Che si tratti di due particelle che si urtano o di cento miliardi di particelle organizzate in modo complesso, il principio non cambia: ogni interazione segue le leggi fisiche.
Sempre, ovunque e senza eccezioni.
Un sistema complesso è solo un sistema semplice ripetuto molte volte.
E adesso arriva il passaggio che quasi nessuno ha il coraggio di fare: Noi siamo quel sistema.
Se togli la metafora, se togli il romanticismo, se togli l'ego… noi siamo materia organizzata.
Noi siamo fatti di atomi.
Andando nello specifico, un'enorme rete di neuroni che si attivano in sequenze precise, è il cervello.
Neuroni, ioni, potenziali d'azione.
Un neurone non sceglie se attivarsi, ma si attiva necessariamente quando certe condizioni sono soddisfatte:
Tutto regolato dalla fisica. Tutto vincolato dalla biochimica.
Se le condizioni sono A, il neurone fa B.
Non può decidere di fare C “perché gli va di fare C”.
E questo vale per ogni singolo neurone della tua testa.
Decine di miliardi di elementi. Ognuno governato da leggi fisiche senza eccezioni.
Il pensiero è la dinamica collettiva di miliardi di neuroni.
Una sinfonia elettrochimica.
Ma attenzione: Un sistema complesso non smette di obbedire alle leggi solo perché è complesso, l’abbiamo detto prima.
Se ogni componente è vincolato, e ogni interazione è vincolata, allora anche il risultato globale è vincolato.
Non importa come lo chiami:
È fisica che accade.
Ogni decisione è la conseguenza inevitabile dello stato precedente del cervello e, più in generale, dell'universo. Ogni elemento contribuisce.
Perché il tuo cervello in questo istante è influenzato da:
Tutto ciò determina in che stato si trova ora il tuo sistema nervoso.
E da quello stato… discende inevitabilmente lo stato successivo.
Tu non scegli. Ti accade di scegliere.
La tua "volontà" è un punto della traiettoria.
Una configurazione del sistema.
Una tappa di un'evoluzione determinata.
Determinata non nel senso che "qualcuno la decide". Determinata nel senso che non può essere altrimenti.
Se ogni decisione che prendi è l'unica possibile, data la configurazione del tuo cervello in quel momento, e quella configurazione è l'unica possibile, data la storia dell'universo fino a quel momento…
…dov'è esattamente il libero arbitrio?
Risposta: Non c'era. Non c'è. E non ci sarà mai.
Ma tranquillo: anche la tua resistenza a questa idea era già scritta ;)
A questo punto abbiamo capito due cose fondamentali:
Ma c'è ancora un grande malinteso culturale da smontare.
Noi non sbagliamo solo quando parliamo di libertà.
Sbagliamo ancora prima: quando confondiamo come conosciamo il mondo con come il mondo è.
Epistemologia = il modo in cui descriviamo, misuriamo, modelliamo, stimiamo, rappresentiamo la realtà.
Ontologia = la realtà in sé, indipendentemente da come la rappresentiamo.
Il problema è che abbiamo confuso le due cose.
Viviamo come se i nostri modelli fossero la realtà.
In particolare:
La realtà non "usa" la matematica.
La realtà accade. E basta. Siamo noi a cercare di modellarla con la matematica.
Quando diciamo "la particella ha il 30% di probabilità di…", non stiamo descrivendo ciò che accade. Stiamo descrivendo quanto poco ne sappiamo.
Probabilità = formalizzazione della nostra ignoranza. Non proprietà dell'universo.
Creiamo modelli per sopravvivere in un mondo troppo complesso da calcolare.
Ma poi, lentamente, commettiamo l'errore fatale: iniziamo a credere che il modello sia la realtà.
Se volessimo salvare il libero arbitrio, dovremmo dimostrare che esista almeno un punto nell'universo in cui la catena causale si spezza.
Un evento che non è determinato da ciò che c'era prima.
Un'azione che non deriva dallo stato precedente dell'universo.
In altre parole: Una rottura causale. Un miracolo fisico. Dio.
Ma nessuno l'ha mai osservata una rottura causale.
In tutta la storia della scienza, in ogni esperimento, in ogni fenomeno, ad ogni scala… non abbiamo mai visto la realtà "improvvisare".
Non abbiamo mai visto un qualcuno o qualcosa che si sottrae alle leggi fisiche. Se ci fosse si chiamerebbe Dio, ma mi chiedo come potrebbe influenzare un mondo governato da leggi fisiche. Le spezzerebbe, per poi rimetterle apposto? Oppure si potrebbe solo limitare ad osservarle, senza toccare? Vabbè, non divaghiamo.
Non solo non vediamo rotture di causalità. Ma sappiamo che ogni stato dell'universo contiene già tutto ciò che verrà. In termini strutturali!
Ogni istante è incastrato tra passato e futuro. Ogni evento è la continuazione inevitabile di ciò che c'era prima.
Se un intelletto, in un dato istante, conoscesse tutte le forze che agiscono in natura e la posizione di ogni oggetto nell'universo,
e se fosse abbastanza potente da analizzare tutti questi dati,
allora nulla sarebbe incerto: il futuro, così come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi.
Lo chiamano "Il Demone di Laplace", quest'esperimento che ipotizza un'intelligenza capace di conoscere la posizione e la velocità di ogni particella dell'universo.
Questa frase è stata letta per secoli nel modo sbagliato.
Molti l'hanno interpretata così:
"Laplace dice che, se conoscessimo tutto, potremmo prevedere il futuro."
No. Laplace non parlava di previsione.
Laplace stava dicendo qualcosa di enormemente più profondo.
Io l'ho capito così:
Laplace non voleva dire che il futuro è calcolabile.
Laplace voleva dire che il futuro è già fissato.
La sua frase non è un inno alla conoscenza, ma una dichiarazione ontologica.
Il futuro non è incerto in sé.
È incerto per noi, perché siamo ignoranti.
Nella realtà esiste una sola evoluzione possibile, imposta dalle condizioni iniziali + leggi fisiche. Non esistono “scenari alternativi” o “possibilità aperte”.
Esiste una sola traiettoria reale, che si sta semplicemente dispiegando.
Certo, non abbiamo accesso a tutte le informazioni e non abbiamo potenza di calcolo infinita.
Viviamo immersi nel sistema che vorremmo analizzare.
Ma qui sta il punto cruciale:
Noi non siamo Laplace. Ma la realtà sì. La realtà contiene già in sé tutte le informazioni sul proprio stato.
La realtà segue perfettamente le proprie leggi. La realtà non aspetta di essere prevista per evolversi.
Non voglio arrivare a dire che serve qualcuno che "calcoli" l'universo, voglio trasmettervi che l'Universo si calcola da solo.
La realtà è il demone di se stessa.
Non conosciamo la soluzione. Ma sappiamo che è unica.
E a me sapere questo è bastato per crollare.
Fin da piccoli ci insegnano la bugia più potente in assoluto.
“Puoi essere ciò che vuoi.”
“Hai sempre una scelta.”
“Il tuo destino dipende da te.”
“Avrei potuto fare diversamente.”
Il libero arbitrio non solo non viene dimostrato, viene anche dato per scontato.
È il dogma implicito della nostra cultura.
Tutta questa narrativa si basa su una premessa nascosta: che esistano alternative reali.
Che, in ogni istante, davanti a noi ci siano più futuri possibili.
E che la nostra volontà decida quale si realizza.
Ma questa idea ha un problema enorme.
Esperienza interna ≠ la struttura della realtà.
Il fatto che sentiamo di poter scegliere non implica che esistano davvero più esiti possibili.
Sentirsi liberi non significa essere liberi. E non lo siamo.
“Potevo dire di no.” oppure “Se tornassi indietro, farei diversamente.”
Sembra logico, ma è solo una finzione linguistica.
Nel momento in cui hai deciso, avevi:
Con quelle condizioni, esisteva una sola cosa che potevi fare: quella che hai fatto.
“Avrei potuto fare diversamente” significa solo: “Posso immaginare mentalmente un'altra storia.”
Il cervello decide.
Poi costruisce una narrazione postuma chiamata “io ho scelto”.
La mente è bravissima a costruire giustificazioni. Così brava da ingannare se stessa.
La metafora più onesta è questa:
Se la Luna potesse parlare, direbbe che sta orbitando attorno alla Terra per "una sua ragione interiore".
La Luna non "vuole" orbitare. Orbita perché non può fare altrimenti.
Eppure… noi facciamo la stessa identica cosa.
Attribuiamo intenzione a ciò che è pura conseguenza fisica.
La Luna si muove per gravità. Tu ti muovi per chimica, fisica, o chiamala come vuoi.
La differenza? La Luna non si inventa una storia. Tu sì.
Questa è la domanda vera. Non "esiste il libero arbitrio?"
Ma: "In un universo deterministico, che significa vivere?"
Ecco: per quanto mi riguarda viviamo perché siamo parte di un flusso causale complesso che include:
Tutto questo accade. E accadrà attraverso di noi.
Non perché lo "scegliamo". Ma perché l'universo, tramite noi, fa esperienza di se stesso.
A questo punto rimane un'ultima domanda, la più onesta:
Se non siamo liberi di scegliere… esiste almeno una forma di “libertà” che abbia senso?
Sì. Una sola. Diversa da come l'hai sempre immaginata.
La libertà non è nel controllo dell'azione, ma nella consapevolezza del processo
Non puoi impedire alla catena causale di attraversarti. La decisione accadrà comunque, che tu lo sappia o no.
Ma c'è una differenza abissale tra:
Questa è la libertà di secondo ordine:
Non scegliere cosa accade, ma vedere ciò che accade.
La libertà tradizionale è l'illusione di poter deviare dal percorso.
È la fantasia di "poter essere altro". Ma questa fantasia produce frustrazione, colpa, senso di inadeguatezza.
La vera libertà arriva quando dici:
Non sto scegliendo il binario. Ma posso finalmente vedere che c'è un binario.
Non è rassegnazione. È lucidità.
La libertà che esiste davvero è questa:
La capacità di osservare le cause,
comprendere i meccanismi,
riconoscere le illusioni,
e non farsi dominare dalla narrazione interna.
Non è libertà di cambiare l'universo.
È libertà di non essere ciechi dentro l'universo.
Non scegli ciò che sei.
Ma puoi vedere ciò che sei.
E allora, come dico sempre a chi arriva fin qui:
Fai come se non ti avessi detto nulla.
Torna a vivere la tua vita illudendoti di esserne padrone.
E, volente o nolente, continua a camminare lungo l'unica strada che esiste.
With , Alberto.